RACCOLTA MATASSONI

         UN SECOLO DI CERAMICA

         FAENTINA

        ATTRAVERSO LE BOTTIGLIE

         IN MAIOLICA DA COLLEZIONE

 

  L’illustre e plurisecolare vicenda dellatradizione ceramica di Faenza, fra le più gloriose dell’intero panorama europeo, nel corso del Novecento trovò naturale continuità, oltre che un sorprendente sviluppo, attraverso le realizzazione di manufatti cosiddetti “minori”.

  Si trattò di una produzione a destinazione commerciale, quantitativamente assai rilevante, che comprese una variegata gamma di tipologie e che coinvolse indifferentemente le manifatture piccole e grandi, i più umili artefici e i maggiori maestri. Ma fu soprattutto una produzione che, nella sua prassi progettuale ed esecutiva, riuscì mirabilmente a conciliare vocazione artistica ed interni mercantili, omaggio alla tradizione ed estro creativo, modernità e consuetudine.

  Fra souvenir e posacenere, vasi per l’industria alimentare e dolciaria, trofei sportivi e targhe commemorative, unitamente a moltissimi altri fantasiosi modelli, un ruolo di primissimo piano venne svolto dal manufatto bottiglia, sviluppato attraverso le sue diverse declinazioni formali: fiaschetta, anfora, ampolla, versatoio.

  Accanto a funzioni squisitamente decorative, che le resero adatte ai più diversi utilizzi, le bottiglie in maiolica trovarono il più diffuso e congeniale impiego come preziosi contenitori di bevande, soprattutto liquori. In tal ambito, fra i committenti, accanto ad una miriade di piccole aziende sparse in ogni parte della penisola, vi furono le più rinomate industrie del settore la Luxardo di Zara e la Pedroni di Milano, la Strega di Benevento e la Buton di Bologna, le quali, attraverso accurate e prestigiose confezioni, intesero avvalersi dell’universale rinomanza della ceramica di Faenza per una maggiore valorizzazione dei loro prodotti.

  Tale connubio ebbe una straordinaria fortuna commerciale, con il conseguente impegno delle fornaci faentine in uno sforzo esecutivo senza precedenti.

  Per far seguito alle numerose e pressanti richieste delle aziende, vennero elaborati moltissimi modelli cui ogni volta dovevano corrispondere diverse soluzioni decorative, attraverso una ricerca stilistica ed espressiva sempre aggiornata ed accattivante. Fu così che, nel corso del ventesimo secolo, ma soprattutto nel periodo compreso fra le due guerre, nessun altro manufatto potè vantare una simile varietà di forme e di decori, in un vero e proprio tripudio creativo, che andò spaziando dalla ripresa o dalla interpretazione dei motivi storici alle più moderne ed audaci sperimentazioni.

  Ora, proprio in virtù di tale straordinaria ricchezza, la produzione di bottiglie in maioica fornisce un saggio quanto mai esauriente delle aspettative e degli esiti della ceramica faentina e potremmo quasi dire dell’intero panorama nazionale.

  La Raccolta Matassoni appare in questo senso di estrema importanza storica e documentaria, prima ancora che artistica e decorativa, ed assolutamente unica nel suo genere per rappresentatività e completezza.

  Frutto di una appassionata e faticosa ricerca condotta per decenni, la Raccolta Matassoni si compone di circa seicento esemplari, la gran parte dei quali estremamente rari e preziosi, talora unici, come nel caso dei molti prototipi.

  Attraverso una rigorosa ricostruzione filologica che non esclude nessun aspetto di questa specifica produzione, essa abbraccia un arco temporale che dagli ultimi decenni dell’Ottocento giunge oltre gli anni Novanta del secolo ventesimo, a comprendere e a rappresentare pressoché tutte le manifatture e gli artisti che si sono succeduti a Faenza nel corso dei decenni.

  A questo proposito, basterà citare le stupende fiaschette di Tommaso Dal Pozzo, dipinte con pastose scene agresti ed eseguite intorno al 1880, o gli esemplari delle Fabbriche Riunite d’inizio Novecento, così come gli eleganti modelli di Achille Calzi realizzati fra il 1917 e il 1919, oppure le fantasiose creazioni della Castellini & Masini dei decenni Venti e Trenta, sempre modulate in un garbato e rapido decò, o quelle della storica Fabbrica Farina, via via sino alle raffinate creazioni di grandi ceramisti come Mario Ortolani, Riccardo Gatti, Mario Morelli, Pietro Melandri e molti altri.

  Con questi maestri e con le loro originali invenzioni ci si congiunge in qualche modo già direttamente alle realizzazioni del secondo dopoguerra che, in un diverso clima sociopolitico ed economico, andarono uniformandosi alle mutate esigenze estetiche e commerciali.

  Ed ecco che a fianco delle raffinate realizzazioni della Cooperativa Ceramisti (in alcuni casi disegnate da importanti pittori come Alvaro Monnini), troviamo le creazioni di artisti come Guerrino Tramonti, Domenico Matteucci, Carlo Zauli, e ancora quelle di Gatti e di Melandri, in un intreccio di esigenze espressive e soluzioni compositive che dagli anni Cinquanta si protrae senza soluzione di continuità fin quasi ai giorni nostri.

  Pochi esempi, questi, che soltanto in minima parte possono dare un’idea della singolare importanza della Raccolta Matassoni, che annovera il più esaustivo campionario di questa specifica produzione.

  Una produzione, quella delle bottiglie in maiolica, che “minore” fu soltanto di nome, e che per le sue implicazioni estetiche e per le sue modalità esecutive, per i suoi esiti decorativi e per i suoi intrecci con le vicende di costume, va oggi considerata a pieno titolo parte integrante ed essenziale della storia della ceramica italiana del Novecento.